Raccontare Storie

Perché vale la pena raccontare una buona storia?

Ti sei chiesto perché da alcuni anni senti parlare così tanto di storytelling? E perché, credo, ne sentirai parlare sempre di più? (al di là di questa parolina inglese così accattivante). Perché il “raccontare storie”, specialmente buone storie, in futuro sarà sempre più importante.

Un mondo sommerso dai dati

Una buona spiegazione del crescente bisogno di storie l’ho trovata in un libro – A Whole New Mind – che riassumo così: fino a non molto tempo fa “accedere alle informazioni” era la chiave per capire il mondo e prendere le decisioni migliori. Oggi accedere alle informazioni è diventato molto facile: nell’epoca di internet e dei big data siamo sommersi da informazioni e dati di ogni tipo che, di conseguenza, diventano meno preziosi e rilevanti di una volta. A livello persuasivo (quando proponi un’idea, una strategia, una visione) puoi avere in mano dei dati ma, facci caso, ognuno può avere più dati di te e ribattere con altrettanti dati ai tuoi punti di vista e proposte.

Per questo l’essenza della persuasione, della comunicazione, della comprensione, diventa sempre di più la capacità di creare una narrativa coinvolgente attorno a quei dati.

Cioè quello che inizia a contare sempre di più è l’abilità di mettere tutte queste informazioni dentro un contesto significativo. E di trasferirle con un certo impatto emozionale.

Cosa fa di una storia, una storia.

Questa capacità, se ci pensi, è l’essenza del raccontare storie: un contenuto inserito in un contesto e arricchito da emozioni. Le storie hanno proprio la capacità di racchiudere dentro un unico “formato” informazioni, conoscenza, contesto, emozioni. E gli esseri umani sono terribilmente sensibili a tutto questo.

Come osservava E.M.Forster: “La regina è morta, il re è morto” sono fatti. “La regina è morta, e il re è morto di crepacuore” è una storia. Che ci coinvolge immediatamente per il senso che contiene. Trasformando le informazioni da statiche, razionali, piatte, a emotive, dinamiche e vive.

Anche perché la nostra mente è “struttuta naturalmente” per riceve le storie.

Tutti i testi delle origini – la Bibbia, il Corano, la Torà – sono pieni di storie e parabole. E la mitologia, l’epica, la narrativa popolare di tutte le tradizioni del mondo sono fatte d’infinite storie. Di fatto, attraverso i secoli, le storie sono il modo in cui ci siamo sempre passati le informazioni e il sapere. Per questo, ancora oggi, mettere le informazioni che ti stanno a cuore dentro “una storia” è così efficace sul piano comunicativo.

Prendo a prestito la frase di una scrittrice americana che osserva:

La storia – dalle fiabe più semplici fino a Guerra e Pace – è uno degli strumenti fondamentali inventati dalla mente umana al fine di comprendere. Ci sono state grandi civiltà del passato che non hanno usato la ruota, ma non esistono civiltà che non hanno raccontato storie”.  Ursula K.Le Guin

Come funziona la mente

Facciamo un passo avanti. Ogni volta che racconti una storia, che tu abbia di fronte un amico oppure una platea di 500 persone, nella mente di chi ascolta succedono una serie di cose interessanti, che dovresti sapere. Queste:

1. Le storie attivano curiosità nel pubblico che, irresistibilmente, si predispone di più all’ascolto. Cioè, appena la mente “percepisce” una storia si mette in un stato di particolare attenzione.

2.  Di più: le storie fanno per un momento abbassare le difese a chi ascolta, aggirando la loro parte più critica e sospettosa (qualcuno parla di trance narrativa). In questo modo le informazioni e i concetti che la storia contiene “passano meglio”.

3. Le storie agganciano e attivano la parte emozionale del pubblico: caricando le informazioni di significati emotivi, facendo “risuonare” più profondamente i temi di cui si parla, in chi ci ascolta.

4. Le storie sono immediatamente comprensibili da tutti, a differenza dei concetti astratti e delle considerazioni razionali. Sono una sorta di linguaggio universale che usiamo dalla notte dei tempi: per questo quando racconti una storia arrivi a tutti con più facilità.

5. Chi ascolta ricorda con più facilità una storia che non singole informazioni isolate. Cioè le idee e i concetti tenuti insieme da una storia si ricordano molto più facilmente e più a lungo di tanti dati, numeri, ragionamenti astratti.

Quindi cosa dovresti fare?

Per tutte queste ragioni imparare a raccontare una storia è davvero utile, qualunque sia il mestiere che fai. Sia a fini commerciali (vendere), che a fini relazionali (informare e persuadere), che a fini motivazionali (spingere le persone all’azione). Per questo l’abilità di dare un senso narrativo alle informazioni che trasmetti, qualunque sia il tema di cui parli, diventerà sempre più importante.

Se hai un’azienda, puoi cominciare da qui:

  • Invece di una pura descrizione della tua azienda, racconta una storia sulla tua azienda.
  • Invece di enunciare soltanto vision e mission, racconta una storia che dimostra quanto credi nella tua visione o quanto profondamente senti la tua missione.
  • Invece di descrivere il tuo servizio clienti, trova una storia che dimostra come tratti i tuoi clienti.
  • Invece di spiegare la nuova strategia aziendale ai tuoi manager solo con numeri e grafici, racconta perché vale la pena sudare per quell’obiettivo, come sarà il mondo quando lo avrete raggiunto insieme, e come vi farà sentire tutto questo.

Ricorda: il tuo obiettivo di comunicatore efficace non è quello di trasferire informazioni e fatti. Ma di far prendere vita alle informazioni e ai fatti che racconti.

E una buona storia può darti veramente una mano.

This Post Has One Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cerca