Dialogo Interno

Farsi le domande giuste

La qualità della nostra vita dipende dalla qualità dei nostri pensieri. Da quali idee, considerazioni, giudizi e auto-giudizi ci girano dentro la testa più spesso. Pensieri che creano emozioni (positive o negative), che creano energia (o mancanza di energia), che creano il nostro atteggiamento verso il mondo circostante.

In particolare la qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle domande che ci facciamo.

Ecco un esempio: in una situazione difficile, stressante, o drammatica, molti si chiedono: “Perché proprio a me?” Oppure: “Perché  a lui no e a me sì?” O ancora: “Perché sbaglio sempre?”

Domande che evidentemente non hanno una buona risposta, se formulate in questo modo. E che ci intrappolano in uno spazio, di pensieri e di emozioni, molto angusto. 

Altra cosa è prendersi il tempo per farsi domande come queste:

1. In questa situazione difficile, cosa c’è per me? Cioè che cosa posso imparare di positivo da questa situazione apparentemente così negativa?

2. In che modo questa situazione riflette qualcosa di me? Ovvero: se questa situazione dicesse qualcosa di me, che cosa direbbe?

3. Come sono arrivato in questa situazione difficile? Che cosa faccio, o continuo a fare, che periodicamente mi rimette in situazioni simili? Quali sono le cose che ripeto?

4. Che cosa in passato ho pensato, ho detto, ho fatto, che mi ha fatto arrivare proprio qui? Quali responsabilità non mi sono preso?

Non sono domande intuitive né immediate. Ma sono domande potenti.

Allenarsi a porsi questo tipo di domande è come andare in palestra e fare stretching alla nostra mente e alle nostre percezioni. Più ti alleni, più la tua mente si abitua a cercare una prospettiva più ampia, uno spazio più grande in cui muoversi, in cui osservare, percepire, avere intuizioni nuove.

La cosa interessante è che puoi farti le stesse domande anche quando succede qualcosa di molto bello nella tua vita. Invece di gioire e poi passare oltre, ti invito caldamente a riflettere su come hai fatto ad avere quel momento di felicità, di benessere, di libertà. Ti invito a farti esattamente le stesse domande perché le risposte a quelle domande ti danno informazioni importanti su come averne di più, di quella gioia.

Se stai vivendo una circostanza positiva non è merito del caso o della fortuna, quasi mai. E’ perché hai fatto delle cose precise, magari in un arco di tempo molto lungo (per questo non le vedi) che ti hanno portato proprio lì.

Facciamo un esempio concreto, utilizzando proprio un evento positivo. 

Facciamo il caso (per semplicità) di qualcosa di molto piccolo: un giorno mi prendo un mercoledì di ferie e vado a sciare con un amico. Anziché andare in ufficio come sempre, la “faccio grossa” e mi regalo una giornata di sport e di natura, nel mezzo della settimana lavorativa. Per godermi una giornata di benessere fisico e mentale. Dopo avere, ovviamente, preparato e negoziato questa giornata con tutti coloro che ho intorno (capo ufficio, mogli o mariti, figli, ecc).

Le domande che abbiamo visto sono altrettanto interessanti e utili. Appena modificate:

1. In questa situazione così bella, cosa c’è per me? Cioè che cosa posso imparare di positivo da questa situazione?

Esempio: Ho scoperto che sono in grado di prendermi più libertà di quella che normalmente ho… Che se ho coraggio posso vivere meglio e con più gioia. Che non è vero che la mia routine mi impedisce di fare quasi tutto (come spesso penso)… Che mi merito proprio questa bellezza (della natura) e questa allegria (scherzare con un amico tutto il giorno).

2. In che modo questa situazione riflette qualcosa di me? Ovvero: se questa situazione dicesse qualcosa di me, che cosa direbbe?

Che sono ancora capace di prendermi la felicità di cui bisogno, se solo ci penso, se solo pianifico in tempo una giornata così… Che sono ostinato nel raggiungere quello che mi interessa davvero. Che per me passare una giornata con un amico è più importante di tante altre cose (è una cosa che tendo a dimenticare). Mi voglio ricordare tutto questo, perché più me lo ricordo più lo pratico…

3. e 4. Come sono arrivato in questa situazione?  Che cosa ho pensato, ho detto, ho fatto, che mi ha fatto arrivare proprio qui? Quali responsabilità mi sono preso?

Ho avuto la faccia di negoziare questa giornata con il mio capo (che normalmente temo). Ho chiesto a un collega di fare, per quel giorno, una parte del mio lavoro (favore che poi restituirò). Ho negoziato con mia moglie (o mio marito) questa giornata fuori dagli schemi, perché poi tornerò a casa così carico che mi occuperò di tutti con più energia.

Infine ho negoziato con il mio “senso di colpa”: dicendomi che io, una giornata così, me la merito proprio (con il mazzo che mi faccio!) Ecco che cosa ho fatto per arrivare proprio qui, adesso: con il culo su una seggiovia e gli sci ai piedi, mentre guardo queste montagne meravigliose illuminate da una luce abbagliante…

Le risposte che ho scritto sono solo un esempio, ognuno può inserire le sue.

Ma soffermarsi a rispondere a queste domande è un’abitudine che ha un effetto potente sulla tua realtà. Perché dentro queste risposte ci sono gli indizi per capire come mai nella tua vita succedono certe cose piuttosto che altre. E c’è la chiave per guidare sempre meglio la tua esistenza, anziché esserne guidato.

This Post Has 2 Comments
  1. D’accordissimo. Il fatto di riuscire a fare delle domande a noi stessi è quasi più importante delle risposte che possiamo darci. E secondo me anche le domande che le persone fanno alle altre persone spiegano molto più delle risposte.

    1. E’ così come dici Diego, le domande hanno un “peso specifico” più alto delle risposte. Non ce ne accorgiamo perché siamo cresciuti in una cultura che mette tutte l’enfasi sulle risposte. E’ da quando andiamo a scuola che siamo concentrati sul “sapere le risposte giuste”. E veniamo giudicati in base alle risposte che diamo. Ma, a ben vedere, sono le domande che governano lo sviluppo del nostro pensiero e della nostra crescita.

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