Paragonarsi Agli Altri

Abitudini tossiche: paragonarsi agli altri (2)

Abbiamo parlato di quanta fatica e perdita d’energia ci causa l’abitudine, irresistibile e universalmente diffusa, di paragonarci agli altri (ne abbiamo discusso qui). 

Ma come si fa a imparare un’abitudine diversa? Più sana e più protettiva per noi?

Credo, sviluppando una connessione con noi stessi più profonda e più continua, che ci colleghi a chi siamo davvero. Abbassando il volume del mondo esterno, il rumore di ciò che è là fuori, per sentire meglio la nostra voce. E, in questo modo, iniziare a percepire “il nostro centro”.  

Può anche essere detto in parole molto semplici. Queste:

Fidati di quello che pensi
Fidati di quello che provi
Fidati delle tue intuizioni

Così semplice. Così sovversivo.

Infatti hai passato la vita a non fidarti di te. Credevi di più a quello che ti dicevano mamma e papà. A quello che diceva la maestra, gli insegnanti, i professori. A quello che dicevano i tuoi amici più grandi, quelli più furbi,  quelli più “di successo”. A quello che diceva la televisione, il telegiornale, gli “esperti”. Sempre così. E alla fine ti sei disabituato a credere a te. A quello che hai “dentro la pancia” che poi è il sistema per orientarsi nel mondo più efficace che c’è, quello che ti dice cosa ti fa bene e cosa ti fa male. Se solo lo ascolti…

Bè, quel radar interno va ripristinato, va rimesso in funzione: con la pratica, con l’attenzione, con l’affetto, con la cura.

Fidati di quello che pensi
Fidati di quello che provi
Fidati delle tue intuizioni

Da quanto tempo non lo fai? E’ come andare in palestra e rimettere in moto muscoli che non usi da un sacco di tempo. All’inizio fa male dappertutto (nel nostro caso hai paura) poi, con la pratica, arrivano le prime soddisfazioni.

Innanzitutto inizia a osservare come funzioni…

Osserva

Fare paragoni con gli altri ti porta fuori da te stesso, ti porta lontano da te… ed è questo che crea sofferenza. Sei abituato a cercare modelli fuori di te. Ma stai cercando nel posto sbagliato. E mentre cerchi fuori di te stai male, sei ansioso, inquieto. Ti stanchi.

Non basta. Osserva come, nel fare le tue scelte, sei abituato a rapportarti a giudizi, regole sociali, concetti che non sono tuoi (“si deve”, “è giusto”, “bisogna fare”, “è opportuno”). A forza di seguire queste regole hai perso il contatto con te stesso e con il tuo centro. Ma la tua vita accade solo a te (è unica) e accade qui, adesso: quello che conta è percepire i tuoi veri bisogni, ora, e farne la tua bussola per orientarti nel mondo. Diventare più consapevole di quello che provi ti aiuta a connetterti alla tua “verità” (che cosa è vero per me?)

Tutto questo, un giorno alla volta, ti aiuterà a muoverti nel mondo con più armonia e con più autonomia. E ti farà diventare “più vero”.

Usa il corpo

Esci dalla testa (pensieri) ed entra nel corpo (sensazioni, emozioni, stato energetico). Il corpo è una guida molto più affidabile per dirti cosa è giusto per te, rispetto alla testa (piena di “regole” ereditate da altri).

Quando ti paragoni agli altri, quando cerchi riconoscimento all’esterno, prova a percepire come ti senti fisicamente e impara a riconoscere i segnali che il corpo ti dà. I segnali che ti dicono che sei “disconnesso da te”.

A me, ad esempio, succede questo: nel momento in cui mi paragono a qualcuno (che magari mi sembra “meglio” di me) mi si contrae un po’ lo stomaco, sento poco i piedi (e tutta la parte bassa del corpo), come se avessi poco radicamento a terra. Mi sento un po’ vuoto. E’ normale, perché quando cerchi attivamente fuori di te non ci sei più tu.

Quando invece sono più collegato a me stesso, mi sento immediatamente più radicato a terra, più decontratto nei muscoli, il mio respiro è più fluido e ho una sensazione di maggiore energia interna.

Usa il corpo per orientarti: per capire se stai cercando il senso del tuo valore fuori di te,  se stai facendo scelte che sono tue oppure stai seguendo le “regole degli altri”. Non si tratta di un pensiero che devi fare, piuttosto si tratta di una sensazione fisica di cui andare in cerca.

Il corpo ha un’intelligenza profonda e sa cose che la tua mente no sa. Usalo.

Cambia alcuni pensieri

Sostituisci i pensieri che ti tengono nella sofferenza con pensieri migliori.

Invece di pensare: “Ma io valgo o no?” puoi pensare: “Io valgo per il solo fatto di esistere”. Invece di pensare: “Sono speciale o no?” puoi pensare: “In che modo sono speciale? Cioè qual è la mia specificità, il mio modo di essere, la mia caratteristica peculiare?”

Invece di pensare: “Come faccio ad essere il migliore?” puoi pensare: “Come faccio a diventare la migliore versione di me stesso?” (la retorica scema dell’essere i migliori è un’ossessione moderna davvero tossica). Invece di pensare: “Dove trovo un lavoro prestigioso?” puoi pensare: “Dove trovo il Mio lavoro, quello giusto per Me, per le mie caratteristiche?”

In tutti i casi, come vedi, il cambiamento sta nel connetterti di più a te stesso, con più coraggio e più fiducia. E quando impari a collegarti alla tua voce interna, a ciò che davvero ha senso per te e ti dà gioia, automaticamente la tua abitudine a paragonarti agli altri, a rapportarti a qualcosa che è fuori da te inizierà a perdere forza, a indebolirsi, a sbiadire.

Una pratica

Ti dò uno spunto concreto per iniziare a praticare tutto questo. 

Abituati a riconoscere “il tuo centro” più spesso possibile. Cioè la tua parte più autentica. Percepisci come, durante la giornata, si fa sentire nelle situazioni più diverse (è incerta? è arrabbiata? è impaurita? è entusiasta?)

Quando la percepisci, puoi dirti dentro la testa: “Ti sento. Ti riconosco. Sei la mia parte sensibile, fragile e vitale. Sei la mia parte più profonda e autentica. E voglio prendermi cura di te ogni volta che ti vedo. Ti ho messa da parte per un sacco di tempo, ma da oggi ti ascolterò di più…” 

Personalizza questo dialogo con te stesso come più ti piace. Ma ti chiedo di provare a farlo, anche se la prima volta magari ti senti un po’ scemo. Perché ogni volta che lo fai ti stai avvicinando a te stesso, ti stai prendendo cura di te in modo efficace. E, soprattutto, ti stai preparando a vivere la tua vita in modo più autentico.  

This Post Has 9 Comments
  1. Ma se il “te stesso” poi non ti dovesse piacere? Lo dico in tono scherzoso. Ma non è che le nostre pulsioni intime debbano essere necessariamente sane e portatrici di benessere. Ci portiamo dentro talmente tanti condizionamenti stratificati che rendono difficile capire chi siamo. O forse siamo anche quelle cose li … no?!?

    1. E’ così Fulvio, noi siamo fatti da tante parti diverse. Infatti ogni volta che io dico: “Voglio…” dovrei sempre chiedermi subito dopo: “Chi è che vuole? Quale parte di me sta parlando in questo momento? Quella egoica e automatica? O quella più saggia ed evoluta? Quella più “condizionata” dai mille condizionamenti sociali del mio ambiente, o quella che mi parla da un livello più profondo e autentico di me?” Perché un’altra grande pratica quotidiana è proprio questa: riconoscere costantemente le diverse voci che sono in noi, per farci guidare dalla parte più adulta, più evoluta e più autentica di noi.

  2. Grazie Guido,

    il tuo pensiero è cristallino e riesci a trasmettere pensieri assolutamente non banali, suggerisci idee innovative ma condite di una saggezza senza tempo, e così semplici da applicare, in fondo, da far sorgere nella testa di chi ti legge la seguente domanda: “ma perché non l’ho fatto prima?”.
    Continua a scrivere e a…guidarci verso la meta.

    1. A proposito di scrivere, Carlo: mi sono accorto che scrivere ciò che percepisco è già un modo per “svegliarsi” da abitudini e condizionamenti consolidati, insomma è già un buon antidoto per riprendersi in mano…

  3. Condivido a pieno il discorso di Guido.
    Siamo frastornati dal caos della vita d’oggi e ci dimentichiamo della nostra vera natura, della grande forza interiore che ognuno di noi ha a livello di potenziale umano nell’essere autentici ed unici a modo nostro. Dovremmo prestare attenzione alla nostra anima che grida da dentro ma, che noi sordi ed ostinati a parametri convenzionali non ascoltiamo. Un abbraccio

  4. Ogni uomo che pensi di essere superiore, inferiore o semplicemente uguale ad un altro uomo commette un errore. Il tuo pezzo è molto bello Guido e credo che il vero ostacolo sia sempre dentro di noi. Come ha ben sintetizzato un famoso pensatore “be your enemy and fight yourself”.

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