100 Domande

La pratica delle 100 domande

Una delle ragioni per cui un coach viene pagato è la sua abilità di fare domande. Domande “potenti” nel senso che aiutano il suo cliente a pensare in direzioni nuove, perché portano la sua mente in luoghi dove “non era mai stata prima”.

Nei processi creativi, come nei processi di problem solving aziendali, la forza generativa delle domande è riconosciuta. Ma non molto praticata. Perché la gente ha fretta. E ritiene di non avere tempo per dedicarsi alle domande: vuole subito le risposte.

Un vero peccato perché “stare con il problema più a lungo”, prima di provare a risolverlo, ha un’importanza cruciale. È importante interrogare la domanda” che ti fai, per allargarla e vederla da tante diverse prospettive. Allora la tua mente si apre. E il tuo pensiero e la tua creatività hanno molto più spazio per muoversi e vedere la cosa da angoli nuovi. E per trovare infine la “domanda vera”, che stava sotto la superficie della prima domanda che avevi formulato.

La cultura delle risposte

Invece, sul lavoro come nella vita privata, non abbiamo questa pazienza e troppo spesso ci lanciamo a cercare di risolvere il “problema sbagliato”. Perché non ci siamo dati un tempo di riflessione sulla qualità della domanda iniziale. Peccato, perché la qualità della nostra vita dipende proprio dalla qualità delle domande che ci facciamo (ne ho già parlato qui).

Come mai ci accontentiamo di domande frettolose e superficiali? Perché facciamo così fatica a trovare domande più rigorose e significative? Bè, perché nessuno ci ha insegnato a sviluppare quel muscolo…

Pensaci: sin dai tempi della scuola abbiamo imparato che le risposte sono più importanti delle domande. La scuola non stimola la curiosità, l’apprezzamento del dubbio, la capacità di sollevare interrogativi. Anzi è proprio il contrario: l’allievo viene premiato se tira fuori la “risposta esatta”. E questo schema si ripete all’università. E infine anche sul lavoro.

Siamo tutti concentrati sul trovare le risposte. Per questo non notiamo quando le domande iniziali sono scadenti.

Una pratica per te

Per imparare ma soprattutto per sperimentare la forza delle domande, ti suggerisco una pratica molto potente. La propone Michael Gelb – consulente aziendale esperto di pensiero creativo – nel suo libro “Pensare come Leonardo”. Riporto quasi letteralmente l’esercizio come lo descrive Gelb:

“Fai un elenco di 100 domande che ritieni importanti.

La lista può comprendere qualsiasi domanda, sempre che la consideri significativa. Va bene tutto, da “Come faccio a risparmiare più soldi?” a  “Come posso divertirmi di più?” fino a “Quali sono il significato e lo scopo della mia esistenza?”

La lista va compilata in una sola seduta.

Scrivi in fretta. Non preoccuparti dell’ortografia, della grammatica, o di ripetere la stessa domanda con parole diverse (le domande ricorrenti ti indicano dei temi emergenti).

Perché 100?

Bè perché le prime venti, più o meno, sono le più superficiali. Nelle successive trenta o quaranta spesso cominciano a emergere dei temi ricorrenti. Mentre nell’ultima parte della lista scoprirai probabilmente un materiale inaspettato e profondo.

Quando hai finito, rileggi la lista ed evidenza le tematiche principali.

Osserva le domande senza giudicarle.

La maggior parte delle domande riguarda i rapporti interpersonali? Il lavoro? Il divertimento? Il denaro? Il significato della vita?

Rileggi la lista delle 100 domande, quindi scegline 10 che ti sembrano più significative. E mettile in ordine d’importanza (potrai cambiare quest’ordine in qualsiasi momento).

Non provare a rispondere alle domande adesso.

Ti basterà averle messe per iscritto e poterle ritrovare facilmente”.

Queste domande sono potenti catalizzatori della tua crescita e della tua realizzazione personale. Copiale su un quaderno e poi rifletterci sopra. Con calma, nei giorni successivi, prenditi del tempo per contemplare ognuna di queste domande importanti per te. E vedere che cosa affiora dentro di te a livello di pensieri, immagini, intuizioni…

Gelb ci dà un assaggio, con domande come:

  • In quali occasioni sono più spontaneo? Quali persone, luoghi, attività mi permettono di essere me stesso?
  • Qual è la cosa che da oggi potrei smettere di fare, o cominciare a fare in modo diverso, per migliorare la qualità della mia vita?
  • Qual è il mio più grande talento?
  • Quale abitudine del passato vorrei abbandonare?
  • Cosa mi impedisce di avere più fiducia?
  • Quali sono le gioie della mia vita?

Impara a farti domande importanti, insolite, profonde. Domande personali, cioè che appartengono solo a te, che parlano davvero di te, non le domande “che si fanno tutti” perché spesso sono quelle che ti portano fuori strada.

Diventa fortissimo sulle domande, prima ancora di occuparti delle risposte. Appassionati alle domande. Passa più tempo con loro. Sono lo strumento più potente che hai per guidare la tua vita nella direzione che ha davvero senso per te.

This Post Has 8 Comments
  1. E’ proprio vero ……. la qualità della nostra vita dipende proprio dalla qualità delle domande che ci facciamo…..
    Grazie Guido

  2. Una selezione accurata di queste domande (poche domande!) potrebbe costituire l’indice degli argomenti da trattare nel libro della vita. Una vita consapevole, che ha un senso, stimolante e gratificante. Grazie.

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